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L’industria olearia, che costituisce uno dei principali settori agro-industriali dell’area mediterranea, genera grandi quantità di reflui caratterizzati da fitotossicità, tossicità nei confronti degli organismi acquatici e inibizione dell’attività della flora microbica terricola. Ne risulta un significativo impatto sugli ambienti terrestri e acquatici.



L’acqua di vegetazione è composta dall’acqua contenuta nel frutto e dall’acqua usata per il lavaggio delle olive e per il processo di estrazione, oltre che da residui di polpa e di olio. Il carico inquinante di tale refluo è attribuibile al suo alto valore di COD (tra 45 e 220 g l-1) e di BOD5 (tra 35 e 100 g l-1), al suo basso pH (4-5) e alla sua elevata concentrazione di composti recalcitranti alla degradazione biologica, come lignine, tannini, acidi grassi a lunga catena e composti fenolici. Sono questi ultimi, di cui l’acqua di vegetazione è molto ricca (3-10 g l-1), i principali responsabili della sua fitotossicità e difficile degradazione biologica.
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